I reni risultano separati dalla porzione toracica dal diaframma, il quale lateroinferiormente forma il seno costodiaframmatico destro e sinistro. Esso può essere anche la causa di ptosi renale, infatti quando si riempie di liquido, derivante da processi infiammatori o differenti cause, tale recesso va a spingere il fegato verso il basso e di conseguenza, in questo caso anche il rene destro.

Ptosi renale: trattamento osteopatico

Come già risaputo, abbiamo tre gradi di ptosi renale. Le tecniche che saranno descritte a seguire, sono tecniche adatte per le ptosi di primo e secondo grado. Purtroppo non esistono, o meglio non credo conosco tecniche sulla ptosi di terzo grado, poichè essa indica un allontanamento tale del rene dalla sua posizione anatomica, da non permettere la risoluzione della problematica attraverso la manipolazione.

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Ptosi renale di 1° e 2° grado: tecnica con lo psoas 

L’esecuzione di tale tecnica dipende dal grado di mobilità del paziente. Posizione del paziente in decubito supino con una gamba leggermente abdotta e fuori dal lettino per rispettare l’asse di movimento del rene e la controlaterale flessa. L’operatore si posiziona a cavallo della gamba in leggera abduzione. Viene fissato il polo inferiore del rene e bloccata la gamba tra le gambe dell’operatore. Viene chiesto al paziente di effettuare una spinta della gamba abdotta verso il soffitto in apnea inspiratoria. Il paziente in questo modo effettua una contrazione isometrica dello Psoas mantenendo un’apnea inspiratoria. Sul rilascio, quindi in espirazione, l’operatore allunga la fascia renale sostenendo la gamba del paziente. Questa tecnica usa lo psoas per riportare in sede il rene ptosico.

Tecnica diretta nella ptosi renale di 1° e 2° grado

Il paziente viene posizionato in decubito supino. L’operatore alla testa del paziente controlaterale al rene ptosico. Si posiziona controlaterale perché così l’operatore viene a trovarsi l’ungo l’asse di movimento fisiologico del rene. L’operatore prende contatto con il polo inferiore del rene ptosico con le due mani e aiutandosi con la respirazione del paziente, trattiene in inspirazione e guadagna, seguendo l’asse del rene, in espirazione. Mentre guadagna può creare una leggere vibrazione per rendere meno fastidiosa la tecnica al paziente.

Tecnica diretta sulla extrarotazione renale nella ptosi di 2° grado

Nella ptosi di II grado, il rene si presenta nella sua massima extrarotazione. Pertanto il II grado rappresenta il più sintomatico. L’extrarotazione mantenuta del rene crea uno stiramento del compartimento nervoso (Sottocostale, ileoipogastrico, ileoinguinale). La normalizzazione avviene in decubito laterale. La mano del paziente viene posizionata sulla sua mammella. L’operatore si posiziona anteriormente al paziente e inserisce il pollice sul punto di Grynfelt che si trova andando caudalmente dalla doicesima costa sul punto di minore densità, prima di arrivare sul quadrato dei lombi. L’operatore chiude in chiave la spalla del paziente facendogli effettuare un side verso la cresta iliaca omolaterale e una rotazione posteriore. La normalizzazione avviene con l’aiuto della respirazione del paziente. In inspirazione si trattiene, in espirazione si guadagna andando a dare in input di intrarotazione al rene.

Bibliografia:

  • J. P. BARRAL, P. MERCIER: L’osteopatia viscerale, Edizione italiana, Castello Editore, 1998;
  • Appunti personali.