I legamenti sacroiliaci vengono suddivisi in anteriori e posteriori. Sono dei fasci legamentosi molto robusti che hanno la funzione di rafforzare l’articolazione sacroiliaca.

Legamenti sacroiliaci anteriori

I legamenti sacroiliaci anteriori originano dalla faccia ventrale dell’osso sacro e si inseriscono sulla porzione mediale dell’osso iliaco. Spesso diversi pazienti non sono degli ottimi candidati per i trust dell’articolazione sacroiliaca. Essa è possibile lavorarla indirettamente andando ad agire proprio sui legamenti sacroiliaci anteriori e posteriori.

NB. Le tecniche di seguito riportate derivano sempre da un’accurata valutazione della zona da trattare. Spesso la valutazione, se continuata, diventa tecnica. Le manovre sui legamenti sono delle tecniche delicate e spesso vengono eseguite su donne incinte, che non sono molto indicate per i trust sacroiliaci. Motivazione importante per la quale non trattiamo in trust l’articolazione sacroiliaca è la possibile stimolazione neurovegetativa che andremmo a dare al paziente.

Legamenti sacroiliaci anteriori: tecnica osteopatica

Paziente in decubito laterale. La sacroiliaca da lavorare sarà posizionata verso l’alto. Es. Se dovessimo trattare la sacroiliaca sinistra, il paziente verrà posizionato in decubito laterale destro, quindi con la sacroiliaca in questione posizionata in alto e non a contatto con il lettino. L’operatore si posiziona posteriormente al paziente. La sua mano caudale prende contatto con l’arto inferiore omolaterale alla sacroiliaca da trattare. La mano craniale prende contatto con la proiezione della sacroiliaca. L’operatore crea un punto fisso sulla sacroiliaca e porta in estensione l’arto inferiore con la sua mano caudale. L’estensione di gamba deve essere tale da arrestarsi a livello della sacroiliaca (bisogna sentire la tensione a livello dell’articolazione). Una volta arrivato a questo livello, l’operatore spinge anteriormente la sacroiliaca creando uno stiramento dei legamenti sacroiliaci anteriori. Inoltre dopo la spinta è possibile effettuare dei movimenti circolari per lavorare in toto sui legamenti sacroiliaci anteriori.

 

Legamenti sacroiliaci

Legamenti sacroiliaci posteriori

I legamenti sacroiliaci posteriori originano dalla cresta sacrale laterale e si inseriscono sul margine posteriore dell’osso iliaco, con precisione a livello della tuberosità iliaca. Spesso diversi pazienti non sono degli ottimi candidati per i trust dell’articolazione sacroiliaca. Essa è possibile lavorarla indirettamente andando ad agire proprio sui legamenti sacroiliaci e anteriori e posteriori.

NB. Le tecniche di seguito riportate derivano sempre da un’accurata valutazione della zona da trattare. Spesso la valutazione, se continuata, diventa tecnica. Le manovre sui legamenti sono delle tecniche delicate e spesso vengono eseguite su donne incinte, che non sono molto indicate per i trust sacroiliaci. Motivazione importante per la quale non trattiamo in trust l’articolazione sacroiliaca è la possibile stimolazione neurovegetativa che andremmo a dare al paziente.

Legamenti sacroiliaci posteriori: tecniche osteopatiche

Tecnica 1: paziente in decubito supino. L’operatore si posiziona lateralmente al paziente. Posizionerà la sua mano craniale sulla proiezione dell’articolazione sacroiliaca omolaterale. Viene creata una flessione d’anca di 90 gradi dell’arto inferiore omolaterale. La mano caudale dell’operatore viene posizionata sul ginocchio dell’arto inferiore flesso. Bisogna addurre e spingere verso il lettino l’arto inferiore flesso. La tecnica ha lo scopo di valutare l’articolazione e trattare i legamenti sacroiliaci posteriori. La mano craniale dell’operatore, posizionata sulla proiezione dell’articolazione sacroiliaca, trazionerà verso l’esterno del lettino, aumentando lo spazio compreso tra l’iliaco ed il sacro, andando così ad aumentare lo spazio tra le due ossa e di conseguenza permettendo di lavorare selettivamente sull’articolazione. Lo scopo della tecnica è quello di aprire posteriormente la rima articolare della sacroiliaca.

Tecnica 2: paziente in decubito laterale. La sacroiliaca da lavorare sarà posizionata verso l’alto. Es. Se dovessimo trattare la sacroiliaca sinistra, il paziente verrà posizionato in decubito laterale destro, quindi con la sacroiliaca in questione posizionata in alto e non a contatto con il lettino. L’operatore si posiziona anteriormente al paziente. Viene chiusa la chiave superiore a livello della sacroiliaca (in questo caso la sinistra). Gli arti inferiori vengono piegati per dare stabilità al paziente. L’arto inferiore superiore, non a contatto con il lettino viene posizionato sulle gambe dell’operatore, fuori dal lettino. Già con il posizionamento del’arto inferiore sulle gambe dell’operatore crea una diastasi della sacroiliaca, la rima articolare viene aperta. A questo punto l’operatore posiziona la mano caudale sul sacro e la mano craniale sull’ileo (tra le due mani viene a trovarsi l’articolazione sacroiliaca). L’operatore a questo punto piega le sue gambe, andando così ad aprire ulteriormente l’articolazione sacroiliaca. La tecnica viene eseguita effettuando movimenti ricorrenti, quindi aprendo di continuo l’articolazione.

Tecnica 3: paziente in decubito laterale. La sacroiliaca da lavorare sarà posizionata verso l’alto. Es. Se dovessimo trattare la sacroiliaca sinistra, il paziente verrà posizionato in decubito laterale destro, quindi con la sacroiliaca in questione posizionata in alto e non a contatto con il lettino. L’operatore si posiziona anteriormente al paziente. Viene chiusa la chiave superiore a livello della sacroiliaca (in questo caso la sinistra). Gli arti inferiori vengono piegati per dare stabilità al paziente. L’arto inferiore superiore, non a contatto con il lettino viene posizionato sulle gambe dell’operatore, fuori dal lettino. Già con il posizionamento del’arto inferiore sulle gambe dell’operatore crea una diastasi della sacroiliaca, la rima articolare viene aperta. A questo punto l’operatore posiziona la mano caudale sul sacro e la mano craniale sull’ileo (tra le due mani viene a trovarsi l’articolazione sacroiliaca). L’operatore a questo punto piega le sue gambe, andando così ad aprire ulteriormente l’articolazione sacroiliaca. Qui è possibile eseguire un pressione sul femore del paziente in direzione della sacroiliaca aumentando così l’apertura della sacroiliaca e di conseguenza lo stiramento dei legamenti sacroiliaci posteriori.

SICURO DI NON AVERNE BISOGNO? DAI UN’OCCHIATA!

Bibliografia: