L’uraco è il residuo embrionale dell’allantoide. Nell’adulto è rappresentato da un cordone fibroso che collega l’apice della vescica all’ombelico (porzione anteriore dell’addome). Durante il periodo fetale,  fa parte delle vie urinarie e collega la vescica al cordone ombelicale. Nell’adulto corrisponde al legamento ombelicale medio. 

Uraco

Uraco: trattamento osteopatico

Nell’individuo è possibile trattare l’uraco in differenti modi. La sua manipolazione è fondamentale nel trattamento della vescica. Ricordo che dopo la vita intrauterina, nello specifico dopo la terza settimana di gravidanza, l’uraco si oblitera andando a costituire il legamento ombelicale medio. 

Uraco: tecnica 1

Paziente in decubito dorsale, l’operatore si posiziona lateralmente a destra o a sinistra indifferentemente. Prende contatto con il cordone fibroso, posizionando le proprie mani longitudinalmente ad esso. Valutiamo palpatoriamente i punti di maggiore densità. Trovato il punto, poniamo le mani su di esso e iniziamo ad effettuare dei movimenti di traslazione trasversale e longitudinale. La tecnica sarà terminata quando la densità sarà sparita.

Tecnica 2

Paziente in decubito dorsale, l’operatore si posiziona cranialmente al paziente. Prende contatto con il cordone fibroso (uraco) posizionando i polpastrelli delle due mani longitudinalmente ad esso. Inizialmente viene preso contatto con la porzione più vicina alla vescica, per poi spostarsi sempre più verso l’ombelico. Questa tecnica necessita la collaborazione attiva del paziente. Chiediamo una flessione delle anche, prendiamo contatto con l’uraco e facciamo punto fisso. Da qui chiediamo al paziente di effettuare una estensione degli arti inferiori creando anche una intrarotazione degli arti. Questi movimenti permettono di stirare l’uraco dalla periferia delle mani dell’operatore. L’estensione degli arti crea una trazione caudale della fascia iliaca, l’intrarotazione crea un’antiversione di bacino. Ciò crea una trazione caudale della vescica. A questa trazione si contrappone il punto fisso creato dalle mani dell’operatore. Una volta avvenuta la distensione degli arti inferiori, l’operatore posiziona le mani un po’ più cranialmente rispetto al precedente punto fisso. Vengono fatte flettere nuovamente gli arti inferiori, preferibilmente uno alla volta, e viene ripetuta la tecnica fino al detensionamento totale dell’uraco.

Bibliografia:

  • J. P. BARRAL, P. MERCIER: L’osteopatia viscerale, Edizione italiana, Castello Editore, 1998;
  • Appunti personali.