Ultima modifica 15 Gennaio, 2020 at 12:11 pm

Sicuramente avrete sentito parlare di Tensegrità. Che siate fisici, ingegneri, ebbene sì, anche osteopati, avrete sicuramente sentito parlare del concetto di tensegrità.

Voglio ringraziare Luca per la sua richiesta sullo sviluppo di questo argomento, così tanto attuale, ma così poco trattato. In particolare parleremo di tensegrità applicata al corpo umano e sulla sua applicazione al concetto osteopatico.

 Ebbene si! In questo breve articolo parleremo del modello tensegrale, dando alcune nozioni generali per poi passare al rapporto molto intimo tra modello tensegrile e filosofia osteopatica. Quindi vedremo l’accostamento di tale concetto al corpo umano.

Ma prima dobbiamo specificare, cosa si intende per tensegrità e qual è il significato di tensegrità.

Indice delle informazioni che troverai nell’articolo

Tensegrità significato

Per tensegrità, ci si riferisce ad un modello che presenta “integrità tensionale”. In parole povere, è un sistema composto da elementi cilindrici ed elementi elastici, disposti in modo tale da stabilizzare la struttura che concorrono a creare. Possiamo altresì definirlo come un sistema strutturale composto da elementi di compressione, definiti barre, legate tra loro da elementi di trazione, definiti stringhe o cavi(1). Avere tutti gli elementi discontinui, legati tra loro tramite cavi in perenne tensione, fa il modo che la struttura che si viene a creare, sia autostabilizzante.

Tensegrità

Elementi discontinui (cilindrici), elementi continui in perenne trazione (cavi). Fonte: By BenFrantzDale – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5400987

Facciamo un piccolo esempio per capire il meccanismo autostabilizzante di una struttura tensegrile. Possiamo usare numerosi oggetti per spiegare il meccanismo di autostabilizzazione. Come primo esempio, riporto quello che, per quanto mi riguarda, è riuscito a renderlo appieno.

E’ importante comprendere i seguenti esempi poiché ci aiuteranno a comprendere il corpo umano come struttura tensegrale.

Parliamo così della struttura di una tenda da campeggio, la diffusa tenda a cupola. Essa risulta composta dal telo e dai bastoncini. I bastoncini rappresenteranno i nostri elementi discontinui (in costante compressione), mentre il telo, rappresenterà le strutture continue in perenne tensione. Qualsiasi urto o forza applicata, sarà assorbito interamente da tutta la struttura e non solo dall’elemento che riceverà l’urto stesso. Questo perché, una struttura tensegrale, riesce a dissipare, in maniera omogenea, le forze che la colpiscono, modificando anche la sua forma. In un primo momento, la tenda da campeggio potrebbe presentarsi fragile a causa dei materiali leggeri di cui è composta ma, grazie alla sua struttura tensegrile, risulta essere molto più resistente di quello che possa dare a vedere.

Altro esempio di sistema tensegrale è la ruota di bicicletta. Anch’essa composta da una componente in compressione, il mozzo, ed elementi in tensione, i raggi. Il mozzo è la porzione centrale che risulta compresso a causa della forza ricevuta dal telaio della bicicletta e dal terreno. I raggi hanno la funzione di distribuire, dissipare le differenti forze compressive che si scaricano sul mozzo, su tutto il bordo della ruota(2).

Ruota bicicletta sistema tensegrile

Ultimo esempio di struttura tensegrile è quello del palloncino. In questo caso non parleremo di compressione e tensione ma, rispettivamente, di spinta e trazione. Ebbene sì, il palloncino è anch’esso una struttura tensegrile. Le pareti elastiche corrispondono alle strutture in tensione=trazione e le particelle di aria, che si trova al suo interno, rappresenta gli elementi compressi che in questo caso spingono verso le pareti elastiche del palloncino. Se dovessimo colpire una qualsiasi zona del palloncino, essa dissiperà la forza ricevuta su tutta la superficie del palloncino(2).

Tensegrità applicata al corpo umano

Partendo dal concetto puramente meccanico, di cui abbiamo ampiamente parlato, il concetto di tensegrità risulta sposare perfettamente il principio osteopatico di olismo e di relazione tra le parti, quest’ultima fondamentale per il trattamento di strutture anche a distanza dal luogo della manipolazione osteopatica(3).

Inoltre il modello tensegrile permette il mantenimento dell’equilibrio interno del sistema, in questo caso il corpo umano, accostandosi così ad uno dei principi osteopatici fondamentali, ovvero l’autoregolazione e autorigenerazione corporea (vix medicatrix naturae).

Sicuramente c’è molto da discutere riguardo la tensegrità umana. È impossibile sovrapporre completamente la struttura del corpo umano al meccanicismo presente negli esempi citati. Questo perché non ci sono, in letteratura, studi che confermano tale sovrapposizione in maniera assoluta anche se ci sono prove crescenti sull’esistenza di una continuità morfologica tra i muscoli scheletrici con la fascia, tale da funzionare come elementi di collegamento(4).

Per aver un quadro completo del modello tensegrale umano, faremo degli esempi sovrapponendo le differenti strutture corporee ad elementi di compressione, in questo caso le ossa, e ad elementi di tensione/trazione, i tessuti molli(2). Come descritto da Levin (1982), il corpo umano rappresenta un involucro in tensione, le cui porzioni contrapposte, sono mantenute tali dalla compressione degli elementi interni, immersi, fluttuanti, in una rete in continua tensione. Il sistema che si viene a creare è, considerando il corpo come un qualcosa di dinamico, un sistema modificabile in maniera molto evidente per quanto riguarda la sua parte elastica (elementi di tensione) e in maniera minima riguardo la componente in compressione (ossa)(5).

La messa in tensione delle strutture è garantita dal tono muscolare. Come sappiamo, i muscoli presentano sempre un determinato tono, definito appunto tono muscolare. Questo permette una continua tensione dell’apparato osteoarticolare. Inoltre, diversi studi, che hanno ipotizzato/dimostrato la presenza di tensione basale dei legamenti della colonna vertebrale, il che farebbe ipotizzare la presenza di una tensione di base su tutti i legamenti corporei(6).

sistema tensegrile fascia muscolare

Come la fascia muscolare mette in relazione la componente discontinua (ossa)

Anche il biologo Donald Ingber ha studiato la tensegrità partendo dal livello molecolare, arrivando a quello macroscopico come ossa e tessuti, parlando così del corpo umano come unità tensegrile dove le ossa sono stabilizzate dalla continua trazione delle fasce, delle membrane, dei muscoli, dai tendini e così via.

Visione osteopatica della tensegrità

La visione osteopatica risulta essere molto affine alla visione del corpo come un sistema tensegrile. La messa in tensione di un determinato punto causa un aumento della compressione e della trazione di altri punti. Questa sinergia tra gli elementi di compressione e di trazione, permette al corpo di autostabilizzarsi, riproducendo il concetto del vis medicatrix naturae, ovvero la capacità innata del nostro corpo di autoregolarsi e autorigenerarsi.

Da questo presupposto viene automatico pensare che, l’alterazione mantenuta nel tempo, possa ripercuotersi negativamente su tutto il sistema, portando all’alterazione della capacità stessa di autoguarigione.

Basti pensare al sistema miofasciale, esso, rappresenta una componente pressoché unica, in tensione, che si distribuisce su tutto il corpo. Da questo risulta lecito pensare che una qualsiasi tensione focale, possa alterare l’intero sistema, andando a creare cambiamenti, e quindi disfunzioni, in zone sane localizzate anche in luoghi distanti dalla tensione focale stessa. Prendiamo come esempio una cicatrice, seppur minima, riesce a creare adattamenti locali e/o distali.

Un ulteriore esempio di della tensegrità umana lo possiamo riscontrare  dura madre, definita da Sutherland “membrana a tensione reciproca (MTR)”, che mette in relazione le ossa craniche con l’osso sacro, mantenendo il sistema in equilibrio (2).

Entrando più nel merito del trattamento osteopatico, partendo da una visione di insieme, visualizzando il corpo umano come sistema tensegrile, tale trattamento deve avere lo scopo di ristabilire il corretto equilibrio, indipendentemente dalla tipologia di trattamento usato (craniosacrale, strutturale, viscerale, fasciale). Questo perché, agendo su un sistema tensegrile, qualsiasi trattamento avrà azione sia sugli elementi in trazione che sugli elementi in compressione. Sarà il corpo, a trattamento terminato, a ricercare e ristabilire una corretta omeostasi.

Bibliografia:

  1. Raman Goyal, Muhao Chen, Manoranjan Majji, and Robert E.Skelton, MOTES: Modeling of Tensegrity Structures, Journal of Open Source Software, 4(42), 1613. https://doi.org/10.21105/joss.01613. 2019 Oct;
  2. Jon Parsons, Osteopathy: Models for Diagnosis, Treatment and Practice, Churchill Livingstone, edizione 2, 2005;
  3. Paolo Tozzi, Torsten Liem, Anthony Chila. Il sistema fasciale in ambito osteopatico, Edra, 2018;
  4. Durga Girish Joshi, Ganesh Balthillaya, Anupama Prabhu. Effect of remote myofascial release on hamstring flexibility in asymptomatic individuals e A randomized clinical trial, Journal of Bodywork & Movement Therapies 22 (2018) 832e837;
  5. Anne Moneyron. Il Metodo Jean Moneyron: Una Gestualità terapeutica della forma, Cavinato, 2017;
  6. Nachemson AL, Evans JH. Some mechanical properties of the third human lumbar interlaminar ligament (ligamentum flavum). Journal of Biomechanics 1(3):211-20 · September 1968.