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21 Novembre 2015

Test archi

I criteri di primarietà sono quelli che ci permettono di interpretare i test e capire se siamo davanti ad una alterazione di tipo adattativo o di tipo primario. Bisogna cercare di passare dalla ricerca della disfunzione alla ricerca della fissazione.

Es. Nella FRSdx la disfunzione vertebrale è rappresentata dalla sigla ma la fissazione è data dalla faccetta articolare sinistra in divergenza.

È importante cercare di agire sulla fissazione che sulla disfunzione. Agire sulla fissazione richiede meno forza che agire sulla disfunzione. Su di essa dobbiamo esercitare una forza maggiore rispetto a quella usata sulla fissazione, questo perchè tramite la disfunzione andremo a trattare la fissazione, ma in questo modo sarà un trattamento indiretto.

Test degli Archi: esecuzione del test

Uno dei primi test generali da eseguire è il test degli archi. Il paziente viene posizionato:

  • In piedi;
  • Preferibilmente davanti ad una parete vuota, non davanti ad uno specchio, davanti allo specchio il paziente guardandosi potrebbe regolare la propria postura, inoltre bisogna chiedere di non concentrarsi su uno specifico punto, ma cercare di guardare nel vuoto;
  • Il piano di appoggio deve essere regolare;
  • piedi devono essere simmetrici il più possibile. (Questo viene fatto in linea generale su tutti i pazienti);
  • Operatore dietro il Pz ad una distanza comoda (il braccio che è interposto tra paziente e operatore deve essere semiflesso);
  • La mano dell’operatore deve prendere contatto con la cute e l’osso cranico;
  • Chiedere alla mano da che parte si dirige il il Pz. NB. Il corpo è sempre in equilibrio di tensione.

Immaginiamo il paziente dentro ad un orologio, possiamo usare le ore dell’orologio per indicare la direzione della trazione.

Possiamo apprezzare anche la distanza della trazione (più difficile da sentire), più è lunga più i segmenti vertebrali sono coinvolti nell’arco.

Valutazione del test

Direzione test degli archi:

  • Ore 12 avanti sono implicati tutti gli organi mediani come la vescica;
  • Ore 3 e 9 sono coinvolti anche gli arti inferiori;
  • Ore 4 e ore 8 indicano i reni;
  • Ore 5 e ore 7 ci sono le scaroiliache e le interapofisarie (si discriminano tra loro in base alla lunghezza della trazione);
  • Ore 2 indica il fegato;
  • Trazione verso l’alto (problemi craniali);
  • Trazione verso il basso, risucchiato verso il centro dell’orologio (problemi craniosacrali).

Durante il test bisogna guardare il tipo del movimento che effettua il paziente. Il PZ può traslare (fissazioni sottodiaframmatiche), o inclinare (fissazioni sopradiaframmatiche).

Quindi nel test degli archi sentiamo la direzione, la lunghezza e il tipo di movimenti (traslazione e/o inclinazione).

Bisogna seguire 3 parametri:

  • Direzione (orologio);
  • Ampiezza dell’arco;
  • Tipo di movimento (traslazione o flessione).

Non sempre riusciamo a capire chiaramente il movimento. Qualora ci fossero problemi riguardo la valutazione del movimento, possiamo usare l’altra mano per discriminarlo, per essere più precisi.

 

Bibliografia:

  • Appunti personali;
Autore Angelo Terranova

Autore Angelo Terranova

Osteopata, CEO e fondatore di OsteoLab. Sono sempre stato convinto che la problematica della persona debba essere approcciata in maniera integrata e olistica. Per tale motivo ho creato OsteoLab.

Autore

Angelo Terranova

Osteopata, CEO e fondatore di OsteoLab. Sono sempre stato convinto che la problematica della persona debba essere approcciata in maniera integrata e olistica. Per tale motivo ho creato OsteoLab.

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