La compressione cranica è un adattamento di tipo afisiologico, è l’accostamento delle due superfici articolari della SSB (sincondrosi sfeno-basilare). Essa porta ad una compattezza ed una densificazione dell’articolazione con conseguente rallentamento o arresto del meccanismo cranio sacrale. Questo adattamento ha differenti eziologie:

  • Cause microtraumatiche (cappello, fasce troppo strette);

  • Cause psicogene;

  • Cause traumatiche (colpo diretto sul frontale, sul sacro, protesi dentali, apparecchi…);

  • Cause prenatali (contrazioni uterine potenti).

Compressione

 Tipologie di compressione cranica

Si possono presentare tre tipologie di compressione:

  • Antero-posteriore→con appiattimento del massiccio facciale e della porzione occipitale;

  • Laterale→il cranio si presenta schiacciato lateralmente soprattutto a livello dei temporali;

  • Compressione obliqua della tensione laterale.

 Trattamento osteopatico della compressione cranica

Nella compressione cranica si ha un avvicinamento, impattamento del corpo dell’occipite sul corpo dello sfenoide (impattamento SSB), con un addensamento della lamina cartilaginea interossea.

Nella compressione il cranio che apprezziamo risulta “pietroso, non vivo, duro, addensato” il ritmo non è alterato, l’ampiezza e la forza invece si.

 Cause della compressione cranica

Esistono differenti cause che possono portare all’instaurarsi di una compressione craniale:

  • Traumatiche: Trauma diretto sul sacro o sul frontale o protesi dentarie – apparecchi;

  • Perinatali o prenatali: Compressione da contrazioni uterine (l’occipite ne risente maggiormente).

Approccio meccanico

Come primo approccio si può provare a lavorare la compressione attraverso l’uso di tecniche meccaniche:

  • Frontal-lift;

  • Grasping (presa intrabuccale con una mano dove diastasiamo la SSB allontanando le 2 ossa che la compongono, Sfenoide ed Occipite. La presa dello sfenoide è intrabuccale, bisogna prendere contatto con le apofisi pterigoidee e trazionarle in avanti, mentre teniamo fisso l’osso occipitale).

Alternativa all’approccio meccanico

Se le tecniche meccaniche non dovessero essere sufficienti alla correzione della compressione cranica, bisogna continuare il trattamento della compressione seguendo tale protocollo:

  • Rilanciare i liquidi;

  • Trattare MTR;

  • Liberare la SSB;

A questo punto bisogna controllare nuovamente la tensione delle MTR (una delle tecniche di controllo è la valutazione del punto tranquillo di Sutherland, trazionando lateralmente i due lobi delle orecchie, valutando così il corretto equilibrio di tali membrane). Assicurarsi che la liberazione della SSB sia avvenuta. Se non dovesse esserci una soddisfacente flessione, bisogna ricominciare dal punto 1 del protocollo.

  • Dura madre toracica D1-D12 (presa di contatto con le spinose, si avvicinano tra loro e si aspetto una risposta di opposizione al movimento indotto);

  • Dura madre sacrale;

  • Sacro e l’ala iliaca (tecnica di compressione dell’ala iliaca sul sacro);

  • L5 e sacro (sollevo e comprimo L5 e sacro tra di loro).

Adesso valutiamo la nutazione sacrale. Se non dovesse essere apprezzabile o soddisfacente, bisogna ricominciare dal 4 punto del trattamento ovvero dalla dura madre toracica D1-D12. Se invece ci troviamo davanti ad un sacro che nuta ma non contronuta, siamo davanti ad un problematica di viscere neurovegetativo (è il viscere che mantiene il sacro in nutazione non permettendogli la contronutazione).

Bibliografia:

  • CAPOROSSI R., PEYRALADE F.: Traité pratique d’ostéopathie cranienne, Editions S.I.O. De Verlaque, France, 1992;
  • UPLEDGER J. E.: Terapia cranio-sacrale. Oltre la dura. Ed. BioGuida 8 marzo 2018;
  • Appunti personali.