Prima di parlare della stenosi arteria carotide bisogna sapere cosa sono le arterie carotidi e dove si trovano. Le arterie carotidi sono dei vasi molto importanti, ovvero colore che portano sangue ossigenato al circolo cerebrale. Se non dovessi conoscere il circolo cerebrale, ti consiglio di visualizzare l’articolo sulla vascolarizzazione del collo e del cranio.

Stenosi arteria carotide

By BruceBlaus. When using this image in external sources it can be cited as:Blausen.com staff (2014). “Medical gallery of Blausen Medical 2014”. WikiJournal of Medicine 1 (2). DOI:10.15347/wjm/2014.010. ISSN 2002-4436. – Own work, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30634276

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Stenosi arteria carotide

Ma quando si parla di stenosi dell’arteria carotide a cosa ci riferiamo? Stenosi vuol dire ostruzione, quindi ci si riferisce all’ostruzione dell’arteria che, in alcuni casi, può limitare il passaggio di flusso sanguigno, ma ancora più importante, potrebbe portare all’insorgenza di infarti cerebrali. Presto vedremo perchè!

Placca ateromasica

Placca ateromasica: processo di occlusione dell’arteria carotide interna

La malattia legata alla stenosi, chiusura dell’arteria carotide, è l’aterosclerosi. Tale malattia porta alla formazione di una placca che tende a restringere il calibro del vaso. L’evoluzione della placca ateromasica non porta all’occlusione naturale per combaciamento delle due pareti carotidee ma, nella maggior parte dei casi, la chiusura, obliterazione della carotide, avviene per la formazione di un trombo dovuto alla turbolenza del flusso sanguigno, che viene a crearsi con la diminuzione di calibro del vaso.

Sintomi della carotide chiusa

La presenza della stenosi carotidea, può portare a delle conseguenze imprevedibile e a volte contrapposte. Infatti l’occlusione del vaso, può passare inosservata (asintomatica), poichè il flusso al poligono di Willis è garantito dall’arteria carotide opposta e dalle arterie vertebrali, oppure può portare all’insorgenza di sintomi cerebrali infausti come l’infarto cerebrale (quando il flusso sanguigno scende al di sotto della soglia minima per garantire una normale perfusione cerebrale).

Talvolta si passa dall’asintomaticità direttamente all’icuts. Inoltre nel 45% dei casi, la stenosi della carotide da asintomatica diventa sintomatica entro i 3 anni dall’insorgenza.

Molto diffusi sono i cosiddetti TIA attacchi ischemici transitori rappresentati da alterazioni, deficit neurologici transitori, ovvero che regrediscono spontaneamente entro le 24 ore successive all’insorgenza del sintomo stesso. Generalmente tali deficit regrediscono entro i 2-15 minuti. Quando il ritorno alla normalità è inferiore alle 24 ore, in genere non si dovrebbero avere danni neurologici permanenti, ovvero si avrà una restitutio ad integrum.

Affinchè una stenosi sia emodinamicamente significativa deve alterare il flusso a valle. Tale processo avviene quando la stenosi occupa circa il 60% del lime del vaso, viceversa, verrà definita emodinamicamente non significativa.

Stenosi arteria carotide: sintomi ischemia anteriore

In base alla zona cerebrale colpita dalla diminuzione del flusso sanguigno, si avranno sintomi diversi. I sintomi dati da ischemia cerebrale del territorio anteriore sono rappresentati:

  • Cecità;
  • Cefalea (mal di testa) fronto temporale od orbitale;
  • Emianopsia (perdita di metà del campo visivo);
  • Amnesia;
  • Afasia;
  • Deficit motorio o sensitivo controlaterale (opposto) alla zona colpita.

Arteria carotide chiusa: sintomi ischemia posteriore

I sintomi dati da ischemia cerebrale del territorio posteriore sono rappresentati da:

  • Vertigini;
  • Cefalea (mal di testa) occipitale o nucale;
  • Atassia (mancata coordinazione muscolare);
  • Nausea e vomito;
  • Amnesia;
  • Sincope;
  • Disartria.

Indagini per la diagnosi

Il medico può trovarsi davanti ad un paziente sempre con stenosi carotidea ma:

  • Il paziente è asintomatico con soffio carotideo;
  • Il paziente è asintomatico senza soffio carotideo;
  • Il paziente è sintomatico con soffio carotideo;
  • Il paziente è sintomatico senza soffio carotideo.

Dopo l’auscultazione, l’esame non invasivo di elezione è l’eco color doppler dei tronchi sovraortici (TSA). Tale esame permette di valutare la presenza della placca, l’entità e il flusso sanguigno.

Ecocolordoppler arteria carotide interna

By Arning C, Grzyska U. – Arning C, Grzyska U. Color Doppler imaging of cervicocephalic fibromuscular dysplasia.Cardiovascular Ultrasound 2004, 2:7 doi:10.1186/1476-7120-2-7 PMID 15265239, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2778420

La valutazione della patologia può avvenire anche tramite risonanza magnetica o TAC

Generalmente, ai giorni d’oggi, spesso all’ecocolordoppler rimane essere l’esame diagnostico principale per la diagnosi della patologia. 

L’arterografia permette di valutare inoltre la presenza di ulcerazioni della placca, inoltre riesce a dare informazioni anche sul circolo intracranico. Tale esame viene usato generalmente nei casi di difficile interpretazione o in casi di sospette lesioni dei tronchi sovraortici (TSA). Esso permette inoltre di valutare l’intero albero arterioso, la presenza di placche e se l’obliterazione sia emodinamicamente significativa.

Terapia

La terapia principale e più efficace è la terapia chirurgica. Ovviamente ogni caso va valutato come singolo e in base alle condizioni della persona e delle placce aterosclerotiche. Generalmente l’indicazione chirurgica si ha:

  • quando l’obliterazione risulta uguale o maggiore al 60% del lume del vaso;
  • Quando l’obliterazione è compresa tra i 40-50% con contemporanea occlusione di stessa entità dell’arteria controlaterale;
  • Quando si trovano delle placche ulcerate o instabili, esse potrebbero staccarsi e provocare ictus.

Ovviamente l’intervento chirurgico presenta delle controindicazioni. Non è possibile eseguirlo nei casi in cui:

  • Si ha un ictus in corso (infarto cerebrale in corso);
  • Edema del tessuto cerebrale;
  • Coma;
  • Decesso.

Perchè la chirurgia è la terapia migliore?

  • Perchè la carotide viene isolata, in questo caso non ci saranno pericoli di embolia;
  • Si riesce a valutare la pressione residua, ovvero la pressione cerebrale che riesce a garantire la carotide opposta.

Terapia nel reintervento

Nel reintervento la terapia consigliata è quella endovascolare. Questo perchè dopo l’intervento chirurgico, il nervo vago risulterà intrappolato nelle aderenze che si creeranno. Il catetere usato nella tecnica endovascolare è il catetere di Fogarty. Esso presenta un ombrello/palloncino sulla punta che verrà aperto non appena superata la placca. La funzione dell’ombrello è quello di eliminare la placca nella retrazione del catetere, limitando al minimo il distaccamento di frammenti e quindi di emboli.

Bibliografia:

  • Sergio Della Volta, Luciano Daliento, Renato Razzolini – Malattie del Cuore e dei Vasi, McGraw-Hill Education; 3 edizione (1 aprile 2005);
  • Appunti personali.