La valutazione osteopatica del cranio, per un osteopata, risulta essere fondamentale nella ricerca della primarietà, ovvero la causa perturbante a cui si deve la sintomatologia presentata dal paziente. Ovviamente la valutazione delle ossa craniche e, di conseguenza, della base cranica e del del ritmo cranio sacrale, non deve essere inteso come l’unico test di ingresso da effettuare. Dico questo perché è sempre buona norma ricavare delle risposte congruenti da diversi test globali (test degli archi, dei rotatori, verticale di barrè) per così riuscire ad essere sicuri e molto più specifici nell’individuazione della struttura da trattare.

valutazione osteopatica del cranio

Ascolto del cranio con la presa a 5 dita. Posizione:
Indice: ali dello sfenoide; Medio: davanti al trago dell’orecchio; Anulare: dietro padiglione auricolare in prossimità delle mastoidi temporali; Mignolo: proiezione della base occipitale.

Valutazione osteopatica del cranio: come approcciarsi

Ma come ci si approccia al cranio? Sicuramente prima di posizionare le nostre mani, con la presa a noi più congeniale, bisogna raggiungere il nostro “neutro“. Quanti di voi hanno mai sentito parlare di neutro? E quanti di voi hanno cercato di spiegare cosa vuol dire e come bisogna raggiungerlo? Scommetto tutti o quasi!

In questo articolo, spiego, o almeno provo a spiegare come approcciarsi alla valutazione del cranio. Siamo tutti d’accordo che il nostro corpo cerca sempre di lavorare in confort, equilibrio e risparmio energetico. Beh dalla mia esperienza, per essere ricettivi, per poter valutare, bisogna lavorare e soddisfare i requisiti appena citati.

  • Confort: il confort, durante l’ascolto, deve essere dato da una seduta comoda, caviglie, ginocchia e anca che formano un angolo di 90° tra loro. Gli avambracci devono poggiare soltanto in parte sul margine del lettino così da scaricare il peso che altrimenti graverebbe sulle spalle. Il tronco in asse e non appoggiato (se presente seduta con schienale);
  • Equilibrio: l’equilibrio risulta essere una conseguenza del raggiungimento del confort;
  • Risparmio energetico: deve essere inteso come ascolto. Questa fase è la più importante perché spesso l’ascolto viene confuso con “ascoltiamo cosa potrei sentire”. A mio avviso la cosa più sbagliata che un osteopata possa fare. Il consiglio che posso dare è quello di “Liberare la Mente“, non pensare a nulla, estraniarsi dal paziente. Rimanere soltanto ricettivi su quello che avviene sotto le nostre mani. 

NB. Non mi dilungo molto sull’ascolto poiché non è l’argomento dell’articolo.

Suddivisione della base cranica

Una volta raggiunto il neutro posizioniamo le nostre mani sul cranio del paziente, ma prima di parlare di  questo, voglio spendere poche parole sulla suddivisione della base cranica. Non parlerò di sfera anteriore o sfera posteriore che potrete leggere nell’articolo sulla divisione topografica del cranio, ma parlerò delle strutture che, oltre alla base cranica, devono essere considerate. Infatti il cranio si divide anche in strutture anteriori, medie e posteriori:

  • Anteriori: rappresentate dalla lamina orizzontale del frontale, dall’etmoide e dalla sua lamina cribrosa;
  • Medie: composte principalmente dalle grandi ali dello sfenoide;
  • Posteriori: rappresentati dall’occipite.
Base cranica

Suddivisione e fori della base cranica.
Fonte: https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30131438

Sarebbe meglio valutare questi tre livelli durante ogni trattamento osteopatico, ma capisco che tale azione potrebbe richiedere un tempo eccessivo, per questo motivo potrei consigliare di usare questo approccio soltanto quando la parte anamenstica del trattamento ci indica eventuali traumi al capo. Infatti, nonostante sia possibile suddividere le ossa craniche in ossa della volta, della base e della faccia, esse sono interconnesse e quindi influenzabili tra loro.

Valutazione fasciale del cranio

Reputo che la valutazione fasciale del cranio sia di fondamentale importanza nella ricerca della disfunzione primaria. Essa ci permette di capire se la disfunzione risulta essere intracranica o extracranica, se riguarda maggiormente la sfera viscerale o strutturale. A tal proposito bisogna fare attenzione principalmente a:

  • La trazione che sentiamo sotto le mani è uguale od opposta? –> Generalmente quando le mani hanno un movimento opposto, vado ad indagare maggiormente la sfera cranica poiché questo test ci indica la possibilità di una disfunzione intracranica;
  • La trazione che sentiamo ci spinge verso la periferia? –> Questa risultato mi indica che il problema risulta essere in una zona diversa dal cranio del nostro paziente;
  • Ho una trazione periferica maggiore sulla parte destra o sinistra? –> Questa informazione potrebbe indicarci in quale lato (emicorpo), potrebbe trovarsi la nostra disfunzione;
  • Sento maggiormente una trazione dalla parte corrispondente alla sfera anteriore o posteriore? –> Quando ci riferiamo alla sfera anteriore, tramite la presa a 5 dita, dovremmo sentire una trazione verso la periferia maggiore attraverso l’indice e il medio, quando invece sentiamo una trazione verso la periferia maggiore attraverso anulare e mignolo, sarà la sfera posteriore a chiamarci in causa. NB. Se volessi approfondire la suddivisione topografica del cranio, ti suggerisco di leggere l’articolo sugli adattamenti della base cranica dove parlo della suddivisione topografica del cranio.
  • La trazione è maggiore sotto le mie dita centrali? –> In questo caso sentiamo una trazione maggiore tramite il medio e anulare. Se dovesse presentarsi questa situazione, inizierei a pensare che la problematica non sia tanto dovuta ad una fissazione cranica, ma che che fosse relativa ad un problema del contenuto cranico. Es. cattivo drenaggio dei seni. Se dovesse presentarsi questo risultato, inizierei a mettere in correlazione la sintomatologia del paziente con la possibile problematica del contenuto. Nel nostro esempio, se un paziente dovesse presentarsi per una cefalea e il test fasciale mi desse un risultato del genere, andrei ad indagare con molta attenzione il riempimento e svuotamento del seno cavernoso, per avere una idea ancora più precisa della possibile causa. Sono d’accordo che nelle problematiche di cefalea, il seno cavernoso sia una struttura da andare comunque a valutare ma, in concomitanza di una positività al test fasciale, la valutazione è obbligatoria!

Discriminazione tra disfunzioni della base cranica o non

L’approccio fasciale già può indicarci la direzione da intraprendere nella valutazione e ricerca della primarietà. Abbiamo già detto che, in base al tipo di trazione riscontrata, potremmo trovarci davanti ad una disfunzione cranica o no. Il prossimo passo, almeno per quanto mi riguarda, è discriminare la presenza o assenza di adattamenti della base cranica (SSB).

Importante! Tale valutazione deve essere confrontata con i risultati della presa a 5 dita (conosciuta anche come presa a 10 dita).

Tale valutazione è possibile farla con differenti prese, ogni operatore avrà una presa più congeniale rispetto ad altri e viceversa. Qui riporto almeno tre delle prese che possono consentirci di valutare la base cranica:

  • Presa a 4 dita: Pollice e indice o pollice e medio (in base alla grandezza delle mani dell’operatore), vanno a posizionarsi sulle grandi ali dello sfenoide, la presa non deve essere rigida bensì morbida, bisogna appoggiare le dita e ascoltare. Se dovesse essere rigida o troppo pesante, la nostra percezione sarà limitata. Per aiutare l’appoggio delle dita, consiglio di appoggiare anche il gomito omolaterale e quindi dello stesso arto, sul lettino così da scaricare le dita da eventuali tensioni. L’altra mano sarà posizionata in maniera trasversale sull’occipite, cercando di rimanere compresa tra le due mastoidi dell’osso temporale e ascoltare la flesso-estensione cranica;
  • Presa a 5 o 10 dita: medesima presa usata per la valutazione fasciale. A mio avviso più complicata sotto l’aspetto della percezione della flesso-estensione, ma molto utile, a mio avviso, nella valutazione del sidebending rotation (di cui parleremo a seguire). Dove posizionare le dita:
    • Pollici: volanti, non poggiano. Se dovessero poggiare si troveranno a cavallo della sutura sagittale. Se dovessimo ascoltare tramite i pollici, potremmo valutare la mobilità della sutura sagittale durante la flesso-estensione;
    • Indici: posizionati in prossimità delle grandi ali dello sfenoide. Seguendo la linea delle sopracciglia, lateralmente ci troveremo dentro una piccola fossetta, qui saremo sulla proiezione delle ali dello sfenoide;
    • Medi: si posizioneranno davanti al Trago (eminenza di forma triangolare derivante dal padiglione auricolare e posizionata anteriormente al dotto uditivo);
    • Anulari: posizionati appena dietro l’orecchio in prossimità del processo mastoideo dell’osso temporale;
    • Mignoli: sulla proiezione del corpo dell’occipite.
  • Presa inversa: molto simile alla presa a 4 dita. La differenza sta nel posizionare i pollici sulle grandi ali dello sfenoide e le dita che si sovrappongono in parte e che vanno a posizionarsi lungo la squama e base dell’occipite. Ad essere sincero, non è una presa a me molto congeniale.

Disfunzioni della base cranica

Grazie alle prese appena citate, saremo in grado di inquadrare la disfunzione cranica, qualora fosse presente. In questo articolo accennerò soltanto le disfunzioni che possiamo trovare, ma se volessi approfondire l’argomento ho creato un articolo dedicato a proprio alle disfunzioni della SSB.

Base cranica SSB

Visione laterale della sincondrosi sfeno basilare (SSB). Le disfunzioni della base cranica si instaurano su tale articolazione.

Ad ogni modo, possiamo trovarci davanti a:

  • Disfunzione cranica in estensione o flessione: disfunzione fisiologica della cinetica della SSB (sincondrosi sfeno-basilare), avviene su assi fisiologici propri dell’occipite e dello sfenoide in un piano sagittale. Leggi di più sulla disfunzione in flessione ed estensione;
  • Disfunzione cranica in torsione: adattamento fisiologico sul piano frontale e su un asse sagittale antero-posteriore che va dal punto craniometrico Nasion ad Opistion passando per la SSB. convenzionalmente denominata dal lato in cui la grande ala dello sfenoide risulta più alta. Leggi di più sulla disfunzione in torsione;
  • Side bending rotation: es. sinistro, abbiamo la mano sinistra che scende e si apre e la destra che sale e stringe, l’ala dello sfenoide sinistro è più bassa, la SSB si inclina a destra, quindi si chiude a destra e si apre a sinistra aumentando il suo diametro sinistro. Bisogna immaginare la SSB a forma di banana con convessità sinistra;
  • Strain laterale: es. destro, l’emicranio destro avanza e il sinistro arretra, lo sfenoide avanza a destra e arretra a sinistra, il corpo si orienta a destra e scivola verso destra, l’occipite, al contrario la parte destra avanza e la sinistra arretra scivolando verso sinistra. Leggi di più sullo strain laterale;
  • Strain verticale: si verifica quando lo sfenoide flette e l’occipite che estende, quindi flettendo le grandi ali vanno verso il basso ma il corpo va verso l’alto, l’occipite, invece, la squama va verso l’alto e la base verso il basso, in questo caso sarà uno strain alto (per convenzione si prende in considerazione il corpo dello sfenoide). Leggi di più sullo strain verticale;
  • Compressione: adattamento di tipo afisiologico, è l’accostamento delle due superfici articolari della SSB (sincondrosi sfeno-basilare). Essa porta ad una compattezza ed una densificazione dell’articolazione con conseguente rallentamento o arresto del meccanismo cranio sacrale. Per maggiori informazioni puoi leggere l’articolo completo sulla compressione cranica.

Concludendo

Fondamentale è il passaggio, della nostra valutazione, dal generale al particolare. Questo è possibile soltanto con l’esecuzione di pochi test ma tutti finalizzati nello scremare e nel raggiungere la disfunzione isolandola dal resto. Ovviamente tale processo non è semplice!

Sicuramente soltanto un approccio globale e quindi generale, riuscirà a indirizzarci sul particolare e quindi verso la vera causa che affligge il nostro paziente.

Bibliografia: